Improvvisamente Robinson comincia a piangere. La sua tristezza non è in crescendo: sembra subito profonda, o meglio, senza fondo. Niente riesce a temperarla o ad attenuarla: è un diamante di dolore smisurato. Dato che non parla, che non ha mai parlato – non una parola, non una frase –, ho pochi strumenti per capire il motivo delle sue lacrime.

Si annoia? Pensa improvvisamente che la vita sia assurda? Ha mal di denti? Fame? Sete? È attraversato da un pensiero oscuro? È invidioso? Ansioso? Preoccupato? Torturato da un’angoscia interiore? O dall’angoscia di suo padre? Mi avvicino per prenderlo in braccio, per stringerlo a me nello stesso modo in cui mia madre consolava le mie pene tanto tempo fa, nella mia altra vita. Ma Robinson si ritrae, mi respinge: alla mia tenerezza preferisce il suo dolore greve. Rintanato in un angolo, la schiena contro il muro, lascia che la miseria del mondo si concentri in lui. Una rapida deduzione mi fa supporre che abbia mal di pancia. Sono due giorni che non va in bagno - sì, certo, ci è andato: ce l’ho portato diverse volte, ma non ha prodotto molto. “Nessun gran risultato”, come diceva mia nonna. Non ha nemmeno sporcato i pannolini che continua a portare ancora giorno e notte nonostante l’età. Da autistico-no, ho in un certo senso la capacità di prevedere il futuro. Grazie al linguaggio, quella quarta dimensione in cui è così doloroso entrare (perché si incontra la parola “morte” e la parola “mai”) e da cui è impossibile uscire, grazie alla doppia articolazione, ai significanti, ai significati, ai fonemi e ai monemi, ai proverbi, alla filosofia fenomenologica e alla poesia bizantina, sono capace di formulare previsioni imbattibili, come se leggessi le stelle: “Chi non caga per tre giorni avrà mal di pancia e mal di testa”.

Così pensa l’autistico-no. L’autistico-sì vive invece nel presente: è disperato di fronte al dolore.

Sistemo allora Robinson sul trono bianco. E mi siedo ai suoi piedi sia per impedirgli di scappare - se lo lasciassi solo, se ne andrebbe in giro a culo nudo causando diversi danni - sia per sostenerlo nel suo calvario, perché ha molta difficoltà a espellere gli escrementi. Nel dedicarsi a questo compito è pervaso da un terrore difficile da definire, ma così forte che aspetta sempre l’ultimo minuto per espletarlo, con il rischio di bloccarsi gli sfinteri e subire il martirio. Per questo adesso sono qui a condividere la sua intimità, gli sto il più vicino possibile, sono di fronte a lui, ma un po’ più in basso: i nostri due volti separati solo da una decina di centimetri di aria di città e luce artificiale.

E così, seduto ai piedi di questa divinità impenetrabile, innalzo una preghiera concreta: “Cacca! Cacca!”. Mi accontento di questo sostantivo, non aggiungo né un verbo, né un articolo, né un complemento: anche se non parla, l’autistico-sì capisce però una parola o una frase dell’autistico-no, a patto che sia corta e in relazione con il momento. Ripeto quindi instancabilmente quelle due sillabe che risuonano come un’eco, quel vocabolo che ci arriva dal latino, dal latino volgare, certo, ma pur sempre dal latino, come la parola “libertà” o la parola “amore”; più precisamente la parola viene dal verbo “cacare” che ha dato in francese anche il verbo “chier” e che a sua volta si ricollega, etimologicamente parlando, a un antico termine indoeuropeo disperso nei meandri della Storia che ha lasciato, per esempio, qualche traccia nel verbo greco kakkan, nel russo kakat o nel tedesco kakken. 

Ripetendo questo sostantivo dalle nobili origini seduto a terra ai piedi di un bambino di nove anni, penso alle studentesse e agli studenti che tra qualche giorno interrogherò all’università e che avrebbero molta meno paura di me se mi vedessero in questa posizione: conoscerebbero la mia vera natura.

Copertina del libro
  • Titolo L'amore e la merda
  • Autore Laurent Demoulin
  • Collana Narrativa
  • Isbn 978-2-931144-23-7
  • Cover Rosa Puglisi
  • Traduzione Thea Rimini
  • Uscita novembre 2022 
  • Costa 18.00
  • Ebook 978-2-931144-24-4 Costa 9.00

Pensate che L’amore e la merda era il titolo che l’autore avrebbe voluto per la pubblicazione francese edita da Gallimard ma il collega ha avuto paura (forse aveva ragione) e ha scelto Robinson il nome del bambino protagonista di questo romanzo del quotidiano, in cui il padre ci restituisce dolori, incomprensioni e gioie. Sì, perché Robinson è autistico e non sempre il suo mondo è compreso dal mondo adulto.

Robinson che piange e strilla ma non sa dire perché.

Robinson che non sa ancora andare al bagno da solo…

Pulire una persona è un gesto di profonda intimità, di profondo amore e questa è la chiave del libro.

Potete aprire una pagina a caso e leggere, non c’è una trama. Sono momenti, emozioni, difficoltà, quadri di purezza e felicità.

 

Laurent Demoulin è un romanziere, poeta e critico belga di lingua francese e docente di letteratura all'Università di Liegi. Robinson pubblicato da Gallimard vince il Premio Victor Rossel, il premio nazionale della letteratura contemporanea belga.

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